Folato

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Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2026

Folato – cancro esofageo
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Un maggiore apporto di folati attraverso l’alimentazione è associato a una significativa riduzione del rischio di cancro all’esofago.

Due studi caso-controllo condotti in Italia e in Svizzera, che hanno coinvolto oltre 850 casi di cancro all’esofago e più di 1.700 soggetti di controllo, dimostrano costantemente una correlazione inversa tra l’assunzione di folati con la dieta e il rischio di cancro all’esofago. Ogni aumento di 100 μg/die nell’assunzione di folati ha ridotto il rischio del 42% (OR 0,58), mentre il confronto tra il terzo superiore e quello inferiore dell’assunzione ha prodotto una riduzione del 32% (OR 0,68, IC al 95%: 0,46–1,00). Per ogni aumento di una deviazione standard (~98 μg/die), il rischio è diminuito del 16% (OR 0,84, IC al 95%: 0,72–0,99). L’effetto protettivo è rimasto stabile nei sottogruppi definiti in base all’età, al sesso e allo stato di fumatore, ed è risultato leggermente più marcato tra gli individui con un elevato consumo di alcol, fattore di rischio noto per il cancro all’esofago. Questi risultati supportano l’importanza di un adeguato apporto di folati attraverso la dieta come fattore modificabile nella prevenzione del cancro all’esofago.

Evidenza

Autori: Dal Maso, L., Franceschi, S., La Vecchia, C., Levi, F., Malerba, S., Montella, M., Pelucchi, C., Serraino, D., Tavani, A., Zambon, A., Zucchetto, A.

Pubblicato: 2 agosto 2017

In una rete di studi caso-controllo condotti in Italia e Svizzera (1991-2009) su 505 casi di cancro esofageo, l'assunzione di folato alimentare ha mostrato la più forte associazione inversa tra tutte le sedi tumorali esaminate. Un incremento di 100 μg/die di folato alimentare ha prodotto un odds ratio di 0,58, che rappresenta una riduzione del rischio del 42%. Gli odds ratio sono stati stimati utilizzando modelli di regressione logistica multipla, aggiustati per i principali fattori confondenti identificati. L'associazione è rimasta costante nei sottogruppi definiti per sesso, età, abitudine al fumo e consumo di alcol.

Autori: Franceschi, S., Galeone, C., La Vecchia, C., Levi, F., Negri, E., Pelucchi, C., Talamini, R.

Pubblicato: 2 agosto 2017

Uno studio caso-controllo multicentrico condotto in Italia e Svizzera (1992–1999) ha confrontato 351 uomini con un carcinoma squamocellulare esofageo (CSCE) diagnosticato di recente e confermato istologicamente con 875 soggetti di controllo ospedalieri. Il confronto tra il terzo superiore e quello inferiore dell’assunzione alimentare di folati ha prodotto un rapporto di probabilità multivariata pari a 0,68 (intervallo di confidenza del 95%: 0,46–1,00). Ogni incremento di una deviazione standard nell’assunzione di folati (98 μg/die) era associato a un rapporto di probabilità di 0,84 (intervallo di confidenza del 95%: 0,72–0,99). L’associazione inversa è risultata leggermente più forte tra i soggetti con un elevato consumo di metionina, vitamina B6 e alcol. La relazione non ha subito variazioni significative in base all’età o alle abitudini relative al fumo. Questa popolazione era caratterizzata da un elevato consumo di alcol e da un uso poco frequente di integratori alimentari.